Perché crescere?

[articolo del Prof. Brunetti pubblicato dal Giornale di Vicenza e dall'Arena di Verona domenica 26 febbraio 2006]

L’impresa vive in quanto si trasforma. Antica massima oggi molto attuale in un’epoca che è succube della velocità. Imprenditore come innovatore; artefice di quella “distruzione creativa” che alimenta lo sviluppo economico. Autorevoli spunti di dottrina che sembrano smentiti dai comportamenti delle nostre imprese e dagli atteggiamenti degli imprenditori. Tutto questo potrebbe anche essere interpretato in chiave antropologica ricavando giudizi non molto lusinghieri sulla classe imprenditoriale.


Salvo splendide eccezioni, presenti anche nel nostro territorio, c’è infatti una certa riluttanza a crescere in dimensione, ad avere il coraggio di pensare in grande e di agire di conseguenza. Se si osservano le graduatorie mondiali delle imprese più grandi, pur occupando il settimo posto per prodotto interno lordo, l’Italia è assente se si escludono alcune imprese di pubblici servizi. Naturalmente non compare la miriade di medie aziende che sono tuttora la nostra forza e sulle quali poggia il nostra futuro.


D’altro canto, il sistema Paese non aiuta certo la crescita aziendale. Lungaggini burocratiche, interferenze politiche, rigidità del mercato dei fattori produttivi, fisco penalizzante, sono freni evidenti per qualsiasi azione imprenditoriale. Non solo dei produttori esistenti ma anche dei nuovi che intendono fare il loro ingresso nel mercato.
Prova di questa situazione, oltre alla carenza di nuovi protagonisti innovativi, sono i modesti investimenti che il nostro paese riesce ad attrarre, specie nei confronti con le altre aree anche dell’Europa.


L’altro fattore che spiega la resistenza a crescere è la natura familiare delle nostra imprese e la relativa giovinezza del loro sviluppo. Uno sviluppo che ha consentito di accumulare risorse notevoli, ma che proprio per questo ha generato il fenomeno del comfort stage.
In altri termini, è facile trovare coraggio, all’inizio dell’attività, quando non c’è nulla da perdere, più difficile è decidere di continuare ad investire, mettendo a rischio il capitale fino a quel momento accumulato. Molto meglio rifugiarsi negli investimenti immobiliari.


Infine, un ultimo aspetto da ricordare è la carenza di meccanismi finanziari atti a favorire la crescita delle imprese. Dalla quotazione in borsa, che in pochi casi viene considerata come uno strumento per crescere, ai private equità che sebbene in ripresa non hanno ancora raggiunto quel livello di presenza che sarebbe necessario.


Ma perché crescere? Già si è detto della velocità di cambiamento del contesto competitivo. Mettiamoci anche la globalizzazione in atto: appare, allora, evidente che per operare con successo in tale contesto occorrono dimensioni e strutture aziendali adeguate. D’altra parte, non tutte le imprese sono condannate a crescere in dimensione perché ciò dipende dal settore di appartenenza, dal suo grado di concentrazione e di internazionalizzazione. Vi saranno sempre imprese piccole, che servono mercati locali o che operano in nicchie, imprese minori che vivono in reti e in filiere, ma che godono di posizione di rilievo per il servizio che offrono o per i componenti che producono.


Se non tutte le imprese sono condannate a crescere in dimensione, tutte sono costrette, se vogliono costruirsi un futuro, a crescere qualitativamente ovvero a perfezionare il loro modo di fare impresa. Questo intervento, peraltro, è propedeutico alla stessa crescita dimensionale che, essendo una discontinuità nella vita aziendale, può procurare gravi rischi.
Crescere qualitativamente significa, innanzitutto, mettere a punto il rapporto impresa-famiglia nel senso di distinguere funzioni e ruoli. Molte disfunzioni aziendali nascono infatti da una proprietà non coesa e fonte, quindi, di conflitti che permeano l’organizzazione aziendale. Altro intervento in questa direzione sono gli investimenti in risorse umane: management e quadri. Quanto più si va verso imprese che dell’intangibile fanno largo uso, è naturale che la forza dell’impresa sta nei collaboratori, nelle competenze accumulate e nella loro fedeltà all’impresa. Infine, altro fattore che dà qualità all’organizzazione è l’utilizzo efficace di sistemi di direzione, dai controlli interni al controllo di gestione e ai vari “applicativi” che consentono di sfruttare al massimo le ampie possibilità offerte dalla ICT.


Un’ultima notazione, ma fondamentale sulla strada della qualità: occorre perfezionare di continuo la propria offerta strategica lavorando su elementi di differenziazione tali da consolidare il rapporto con il cliente e da distinguersi rispetto ai concorrenti attuali e potenziali.

Per approfondire...

L’ECONOMIA DEL VENETO: DALLO SVILUPPO ALLA TRASFORMAZIONE
relazione del Prof. G. Brunetti

- Lo Sviluppo
- La Trasformazione
- Il recente Riposizionamento
- Le Direttrici per lo Sviluppo futuro
- Crescere
- Come avviare i Processi di Crescita
- Alcune Conclusioni

Motivi congiunturali e strutturali sono a fondamento della diffusa incertezza con cui stanno oggi operando le nostre imprese. Questa situazione di profondo cambiamento del contesto ambientale, oltre a procurare preoccupazioni agli imprenditori e, per ora, ancora limitati effetti negativi sul territorio, sta producendo una trasformazione della realtà produttiva veneta lungo due direttrici…

Quale nuova configurazione per l’impresa veneta?
IL SISTEMA IMPRESA

del Prof. G. Brunetti

Da un punto di vista più propriamente organizzativo si potrebbe partire dall’ipotesi che se i confini d’impresa fisici, logistici, per i sistemi gestionali, gerarchici, di forme di contratti di lavoro, si sono attenuati, parallelamente si dovrebbero ricercare logiche e assetti organizzativi coerenti …

Quale nuova configurazione per l’impresa veneta?
ASPETTI ORGANIZZATIVI INTERNI

del Prof. G. Bernardi

Va detto che la questione della crescita e della conseguente configurazione aziendale lungo le due direttrici che abbiamo indicato è prima di tutto una scelta imprenditoriale che presuppone un forte coinvolgimento del vertice…

Quale metodologia di supporto al cambiamento?
del Prof. G. Brunetti

La ricerca prevista nell’ambito del progetto “Crescita qualitativa e dimensionale” deve proporsi quindi, nella sua prima parte, di fare il punto sullo “stato dell’arte” partendo dalle migliori ricerche in materia …

La seconda parte della ricerca dovrà scandagliare come, a che prezzo, con che vincoli, siano in corso nel sistema produttivo veneto processi di varia natura (aggregazioni, accordi etc.) tali da configurare percorsi di crescita delle singole imprese lungo dimensioni che non necessariamente sono quelle tradizionali …

Il contesto Veneto - la ricerca
del Prof. B. Anastasia